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Concerto dei Talinos a Tanaunella

Il  7 agosto , in occasione della sagra “Malloreddos e sebadas” – organizzata  a Tanaunella dall’associazione Antica Feronia –  per concludere musicalmente una serata dall’intenso profumo di ragù e di miele, c’erano loro,  i ragazzi di Ottana : il gruppo dei Tàlinos.

Non potevo mancare per tre motivi : innanzi tutto perché Tanaunella dista da Budoni un tiro di schioppo; poi perché non avevo mai avuto occasione di seguire un loro concerto dal vivo e, perciò, l’interesse-curiosità era tanto, ed infine perché sapevo che erano in scaletta due miei brani. Partecipare all’evento risultava ovvio, scontato.

 Nonostante a Budoni ci fosse in concomitanza un altro spettacolo musicale importante, il pubblico a Tanaunella c’era. Ed era numeroso.  Tanti i turisti , incantati , prima, dalla voce fresca e corposa di Elena Carta e poi dalla musica e dal canto dei Talinos.

Il compito di presentare il gruppo e poi, via via, i vari brani, spetta a Roberto Zoncheddu , il chitarrista dei Talinos. Sarà perché ha il dono naturale di riuscire facilmente a rapportarsi con gli altri, sarà perché è sposato con  una bella ragazza della frazione … è riuscito a fare gli onori di casa in modo ineccepibile. Distrarsi risultava impossibile.

“Bentu de beranu” è stato il canto d’avvio. Scelta azzeccata. Interpretazione perfetta. Il loro canto rimanda … alle ciliegie. Ne assapori una e ti vien voglia di “mangiarne” altre. Ed ecco la bellissima “Notas d’amore” di Franco Cossu – batterista del gruppo -, la struggente “Terra anzena”, la significativa “Pistichinzos”, la divertente “Za ti l’as fatta bella”, fino alle rivisitazioni  della canzone dei Kenze Neke “Entula”  – in versione bossa nova – e della famosa “Domos de pedra” di Piero Marras.

Visto che i Talinos sono di Ottana, potevano mancare “sos boes e sos merdules”? Maschere lignee caratteristiche del Carnevale ottanese, affascinano e “intimoriscono”da sempre . E non a caso. “Su merdule viene rappresentato bruttissimo e deforme – ha precisato Mario Denti, appassionato delle tradizioni popolari – in modo da far paura anche al diavolo ed allontanare così la sfortuna dalla vita degli uomini. Mentre “sa filonzana” – una vedova vecchia, gobba e vestita di nero- ha in mano il filo della vita di chi le si para davanti e, con un paio di forbici, qualora la persona incontrata non sia di suo gradimento,  minaccia di tagliarlo…”.

Il pubblico –formato in gran parte da turisti – incuriosito e assorto  ha seguito la lenta “processione” de sos boes e sos merdules, con dentro le orecchie i suoni acuti e chiusi de sas sonazzas : campanacci agganciati su una cinghia di cuoio collocata su una spalla.

A far da cornice al tutto, il banchetto di Gonario Denti : era là, a fianco del palco, con esposte alcune  maschere da lui realizzate . Definirle  “opere d’arte” viene spontaneo : sono magnifiche !

E’ ancora  Mario Denti  a presentare “s’affuente”, un grosso piatto concavo fatto di rame sbalzato ; veniva usato sia per raccogliere le oblazioni dei fedeli in chiesa, sia (ancora oggi ad Ottana) per accogliere i chiodi e la corona di spine di Gesù, morto il giorno di “S’iscravamentu” (deposizione) del Venerdì Santo. Ad Ottana ,oltre alla funzione religiosa ha assunto un significato profano : infatti il piatto in occasione delle feste paesane,tenuto verticalmente e percosso/sfregato da una grossa chiave, dà origine all’antichissimo ballo ottanese..

Naturalmente l’interpretazione dei miei due brani “Hapo a remenare” e  “Bisione galana” – musicati magistralmente da Roberto Zoncheddu  e cantati dalla spendida voce di Fabrizio Zoncheddu– mi  provocano un inebriante sussulto nell’anima. Se è vero come è vero che la vita è fatta di incontri più o meno fortunati, il mio  con i Talinos è stato  un incontro non solo fortunato ma anche poeticamente produttivo. Devo a Paolo Denti – percussionista del gruppo – la conoscenza graduale di tutti i componenti del gruppo con i quali sono entrata subito in sintonia : oltre Franco Cossu, Roberto Zoncheddu,e Paolo Denti  e Fabrizio Zoncheddu, è doveroso citare Gonario Tolu (tastiere), Fabrizio Pinna (chitarra),  Antonello Lande (basso) . Persone creative, entusiaste, modeste … capaci di sollecitare , col loro entusiasmo – cosa non facile per chi, come me, pensa in italiano –  la mia vena poetica in lingua sarda. E non solo la mia, visto che la bravissima Maria Luisa Congiu ha scritto per loro la stupenda “Pistichinzos”. Il concerto si è concluso a notte tarda. Lentamente siamo andati via con la musica nel cuore.  Davvero una gran bella serata … Grazie ragazzi!

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