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Conferenza sulla PACE

Comune di San Teodoro

Ufficio Pubblica Istruzione

Cultura – Spettacolo – Sport

in collaborazione con

L’Istituto Buddista “Sokka Gakkai”

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Intervento

di

Rosalba Satta Ceriale

Qualche mese addietro – esattamente il 20 dicembre – sono venuti a trovarci , in classe, Gino Strada e Teresa Sarti: il fondatore e la presidentessa di Emergency, l’organizzazione umanitaria nata a Milano nel 1994 per portare soccorso alle vittime di guerra.

L’incontro con Gino e Teresa è stato un atteso e graditissimo dono natalizio per gli alunni. Io so – perché continuano a ripeterlo anche oggi – che quel venti dicembre, per alcuni di loro, è stata la giornata più bella della loro vita e , in ogni caso , verrà ricordata, da tutti, come un momento intensamente vissuto e assaporato. Gli alunni – in particolare i maschietti apparentemente più vivaci – hanno scoperto che si può piangere di gioia , e lo si può fare senza provare vergogna o imbarazzo.

E’ stato bellissimo per tutti noi…adulti e bambini.

Perfino un fotografo presente quasi per caso , e ignaro inizialmente dell’importanza dell’avvenimento, alcuni giorni dopo, nel vedere le foto che “mostravano” le emozioni degli alunni e nel ripensare a quei momenti, ha così commentato: ” Mai avrei pensato che dei bambini di quell’età si sarebbero emozionati ed entusiasmati così tanto per un uomo ed una donna che parlano di pace. E’ stato un privilegio esserci…”.

Per noi docenti, un’enorme gratificazione.

Fin dalla prima elementare ( gli alunni oggi frequentano la quinta ), per migliorare l’offerta formativa , abbiamo dato il via ad un progetto di sperimentazione alla scrittura poetica . La poesia è il fulcro intorno al quale ruota ancora oggi il nostro fare scuola, il nostro andare insieme a loro per crescere dentro e veder meglio fuori. Per andare oltre le pareti dell’aula…

La poesia risveglia i sentimenti, li prende per i capelli quando stentano a venir fuori, fa emergere la parte migliore di ognuno di noi, tiene a freno quella aggressiva, è capace di dare calore e colore anche al buio. Esorcizza le nostre paure, rafforza le nostre gioie.

La poesia è musica. E’ incanto, stupore…La poesia è forza, non debolezza . Ne sono consapevole io che scrivo poesie da una vita, lo sanno i bambini che hanno imparato a scrivere e comunicare in versi.

Parlare e scrivere di pace – in prosa o in poesia – non può mai diventare un obbligo , anche qualora si dovessero vivere momenti meno sereni e più seri di quelli attuali. La bellezza non può essere imposta : è necessario avere occhi per scorgerla e timpani speciali per sentirla. Così , per parlare di pace ed essere credibili , è indispensabile sentirsi in comunione con gli altri, essere disponibili all’ascolto, sforzarsi di porsi dalla parte…di chi sta dall’altra parte , non solo per capire ma anche e soprattutto per crescere . Perché si cresce – e si cresce davvero!- quando si impara a porre il centro di sé …fuori di sé. Andare incontro all’altro significa spogliarsi delle proprie certezze e delle proprie miserie culturali e percorrere “nudi” il sentiero… per rivestirsi d’umanità. Di questo parlo spesso con gli alunni. E lo faccio prima col cuore e poi con le parole e con i gesti di chi ha già dato e fatto , e di chi continua a dare e fare per un mondo a misura d’uomo. Ho parlato agli alunni di grandi esempi di pace : di padre Ernesto Balducci, che al posto del crocifisso nella parete della sua stanza aveva un’enorme carta geografica in modo che al riveglio, ogni mattina, avesse subito chiara la situazione del mondo. Di don Milani e della sua disubbidienza all’ ingiustizia. Di Gino Strada, di Ettore Masina e della loro capacità di vedere oltre gli egoismi e gli interessi dei potenti di turno. Ho parlato – e parlo – della solidarietà: della possibilità di esserci anche quando si è lontani – per tendere la mano agli ultimi – con gesti all’apparenza piccoli ma significativi , e corposi!, nella crescita del carattere di ognuno di noi.

Ho parlato della poesia e della forza di padre Turoldo ; di Mario Lodi che ci ricorda che dentro ognuno di noi c’è la bestia che dorme ,e che bisogna scorgere e tenere a freno per evitare che ci sorprenda e ci sovrasti. Ho parlato di Federica Morrone e del suo stupendo “Regaliamoci la pace” dove, tra le altre cose, scrive che “uno dei doni più belli che la nostra esistenza ci concede è la possibilità di riconoscersi, l’attitudine a condividere con altri una comune sensibilità”. Ho parlato – e parlo – della ricchezza che viene fuori , a iosa, dalla diversità…che non deve mai diventare disuguaglianza. Ho parlato loro di Primo Levi e del suo voler e saper raccontare l’orrore della guerra e della dittatura col giusto distacco , ma in modo che non debbano più rileggersi pagine di storia impregnate di sangue e di vergogna. Ho ricordato – e ricordo loro – che non è vero che poiché il mondo è di tutti è di nessuno , ma che è vero il contrario : il mondo , proprio perché è di tutti è di ciascuno , e ognuno di noi deve fare la sua parte. Ho detto – e dico loro – che una democrazia diventa dittatura o oligarchia quando le persone elette , che dovrebbero ascoltarci per rappresentarci , governano senza sentire e senza vedere , ma in base ai loro interessi di parte e di partito. Continuo a ripetere che Dio o Budda o Allah non siedono alla mensa di chi uccide, di chi guarda dall’altra parte per non vedere la sofferenza del mondo. Ho letto insieme a loro brani tratti dal libro di Tiziano Terzani “Lettere contro la guerra”. A pag 173 si legge : “In tutta la storia ci sono sempre state delle guerre. Per cui continueranno ad esserci.”. “Ma perché ripetere la vecchia storia? Perché non cercare di cominciarne una nuova?” , rispose Gandhi a chi gli faceva questa solita, banale obiezione. L’idea che l’uomo possa rompere col proprio passato e fare un salto evolutivo di qualità era ricorrente nel pensiero indiano del secolo scorso. L’argomento è semplice : se l’homo sapiens, quello che ora siamo, è il risultato della nostra evoluzione dalla scimmia, perché non immaginarsi che quest’uomo, con una nuova mutazione, diventi un essere più spirituale, meno attaccato alla materia, più impegnato nel suo rapporto col prossimo e meno rapace nei confronti del resto dell’ universo?”.

Ho spiegato loro che un libro può avere un suo profumo e che può essere, all’occorrenza, abbracciato. Ho parlato della sensazione stupenda che provo quando “incontro” il libro che forse mi aspettava.

Bene: hanno imparato che è preferibile avere una bambola e un videogioco in meno e un libro in più. Su alcuni di questi libri , “Pappagalli verdi” e “Buskashì”, Gino Strada e Teresa Sarti hanno scritto loro una dedica. Mirko, un mio alunno , ha detto : ” Adesso sono diventati ancora più belli e più preziosi”.

Per concludere . Da tempo nella mia scuola ho appeso- accanto a tutto un lavoro che riassume il nostro il nostro viaggio educativo-didattico – lo striscione di Emergency , e la bandiera della pace – prima che diventasse, per alcuni , uno spauracchio – . Sono davvero simboli e “bandiere di parte”, nel senso che indicano da che parte stiamo e dove vogliamo

andare : verso l’Uomo… quello con la “U” maiuscola, quello che non dimentica di innaffiare la sua stupenda parte spirituale. Per gli altri, per i guerrafondai di turno, non ci siamo : siamo oltre e , soprattutto, siamo altro.

 

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