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“Diario di un cattolico errante” di Ettore Masina

diario

 

C’è un libro, “Diario di un cattolico errante”, che spesso e più di altri riprendo e riassaporo , perché ogni volta , pensieri già letti, mi risvegliano altro .

E’ un libro che cito spesso nelle conversazioni con gli amici perché le riflessioni , in esso contenute, sono tali e tante che diventa inevitabile il riferimento.

La prima edizione del libro è stata pubblicata nel mese di ottobre del 1997 dalla Gamberetti editrice. Eppure, a dispetto del pezzo di storia trascorso, continua ad essere di un’attualità sconcertante.

L’autore? Ettore Masina , persona che ho imparato a stimare , ammirare e voler bene fin dalle prime pagine del libro.

Viene fuori dal suo libro-diario la riflessione sofferta di chi ha imparato a guardare il mondo con gli occhi tersi. E lo racconta a chi sa tendere l’orecchio per ascoltare.

E quando pare che il mondo da lui percorso e raccontato sia vittima delle nefandezze dell’uomo, si verifica , sempre, l’incontro con persone belle. E ci si riconcilia con la vita.

Ecco, venirci incontro padre Davide Turoldo.

“La poesia, per lui era azione – ci racconta Masina – . La sua poesia era invettiva, esortazione, omelia, profezia. Era una ricomposizione della verità , una riaffermazione dei valori della dignità, del bello, della speranza contro la propaganda dell’ateismo consumista”.

“Ho paura del nazismo dietro le porte – amava ricordare Turoldo -. Ho paura di questi nazionalismi, di questi rigurgiti di politiche negative. Ho sempre combattuto contro tutto questo. L’ho scontato con guerre che sembravano non terminare mai .

Ho paura della volgarità di questa classe dirigente”.

“Turoldo continuò a gridarci – scrive l’autore – che era ,è, possibile sottrarsi alla disperazione : non perché non esistano motivi di disperazione (egli, anzi, li elencava minuziosamente, li soffriva tutti) ma perché sperare e lottare gli sembrava l’unico modo per stare a fianco ai poveri”.

Infine l’esortazione di Masina che invita il lettore a far sì che le parole di padre Turoldo ci risuonino dentro “non per commuoverci ma per MUOVERCI , per incoraggiarci, e quasi obbligarci a fare, a schierarci, a costruire…mentre i nemici della giustizia cercano di demolire la Costituzione che parve a Turoldo, poeta, essa stessa un canto”.

Particolarmente toccante anche la pagina del diario dedicata all’addio di padre Ernesto Balducci. Altro personaggio enorme, altra figura positiva , altro regalo che la vita è capace di fare quando è necessario dare un po’ di fiato al cuore del mondo. Balducci è stato capace ( è un merito che gli deve essere attribuito come un diritto)

di afferrare per i capelli la speranza… quando pareva che tutto fosse perduto, e di metterla a capotavola .

Ettore Masina ricorda il senso di stupore provato da lui e dalla moglie alla notizia della sua morte. “Clotilde ed io non riusciamo a piangere. E’ come se ci fosse caduta addosso una febbre improvvisa…”.

( Ricordo d’aver sentito anch’io, quel 25 aprile del 1992, lo stesso smarrimento che si impadronisce dell’anima quando ci viene a mancare una persona che faceva parte integrante del nostro mondo affettivo e culturale… perché nei confronti di Balducci ho provato , sempre, una grande ammirazione e un’altrettanto grande tenerezza. Come si può , infatti, non provare riconoscenza nei confronti di chi, con coerenza , ha sempre gridato forte che “il No di una persona indignata è straordinario come il Si di una persona innamorata” e che – come ricorda Masina nel suo straordinario libro- ha sempre gridato alto che “ogni guerra , dovunque combattuta , ferisce l’umanità e ogni violenza fatta all’ambiente aggredisce il futuro di tutti i bambini della Terra?”.

Come si può non essergliene grati ?

Come si può solo pensare di abbandonare, per stanchezza o scoramento – dopo averlo anche solo ascoltato di tanto in tanto -, il sentiero che lui ha indicato?

Tanti di noi, grazie a lui, hanno imparato a vedere , oltre il cumulo di foglie secche, le gemme che, testardamente, annunciano una primavera sempre nuova. Testardamente e a dispetto di tutto…)

Masina parla, poi, della dolcezza di Rigoberta Menchù, Nobel per la Pace, che “nonostante gli orrori vissuti…non singhiozza, non vive nel lutto, non alza la voce in nome della vendetta ma chiede per tutti gli oppressi , con dignità e fierezza, giustizia e libertà…”. “Rigoberta che, piccolissima sembra immensa e, vestita d’arcobaleno, chiede un mondo d’amore…”.

Nel capitolo “Il pacifismo armato dei Maragià”, Masina chiarisce – ma ,pare , non si sia ancora compreso- che “l’interventismo armato in nome della pace non è una scelta di civiltà ma l’esatto contrario del movimento per la pace : questo denunzia le radici dei conflitti, spinge a cercare soluzioni, insomma pone problemi ; quello – la pace con le armi – i problemi li stritola”.

C’è questo e tanto altro nel bel libro di Ettore Masina.

Mi piace concludere, anche per rimanere in tema con gli avvenimenti recenti, con una considerazione dell’autore che prendo dalle pagine datate 6 gennaio 1997:

“Quando, come avviene nella Terra di oggi, sono i principi basilari dell’etica a essere vulnerati, non solo il teologo ma persino il monaco deve scrollarsi di dosso la tentazione del silenzio, della solitudine, della preghiera che non si fa azione…”.

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