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Gino Strada e Teresa Sarti in Sardegna

Vi presentiamo gli articoli  apparsi sui principali quotidiani sardi  sulla visita di

 Gino Strada e Teresa Sarti in Sardegna.

Troverete anche l’intervento  di  Rosalba Satta a Nuoro e alcune immagini di questa splendida due giorni all’insegna della pace

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Gino , Teresa e Giusy Nioi arrivano a Budoni

 

Il fondatore di «Emergency» questa sera è all’Eurohotel, domani alle Grazie incontra il mondo della scuola
Gino Strada parla ai nuoresi degli orrori della guerra

Lina Coronas

NUORO. L’assessorato alle Politiche sociali e giovanili della Provincia di Nuoro, nell’ambito delle iniziative di educazione alla solidarietà e alla pace, organizza per oggi all’Eurohotel, alle 18, una conferenza con Gino Strada, il chirurgo fondatore di “Emergency”, e Teresa Sarti esponente dell’organizzazione umanitaria italiana impegnata da anni nella cura e riabilitazione delle vittime delle guerre e delle mine antiuomo.
Aprirà i lavori Francesco Licheri, presidente dell’amministrazione provinciale.
Sabato poi, alle 9,30, nel cinema “Le Grazie” il dibattito si allargherà almondo della scuola, coinvolgendo il corpo docente e gli studenti, per parlare di pace e del rischio di nuovi conflitti. Scopo dell’iniziativa, precisa l’assessore Giusy Nioi che coordinerà gli interventi, è quello di sensibilizzare i nostri giovani e tutti i cittadini a riflettere sulla violenza della guerra, sulla violazione dei diritti, sulla sopraffazione dei più deboli: donne, vecchi e bambini.
«Ascoltare chi per esperienza personale conosce bene l’orrore che ogni guerra genera – dice Giusy Nioi – può servire a far crescere in ognuno di noi e in particolare nei ragazzi, la consapevolezza che bisogna attivarsi in tutti i modi per bloccare ogni forma di violenza e riaffermare il primato della dignità umana».
Con questo obiettivo negli ultimi anni sono stati realizzati una serie di incontri significativi: nel giugno 2001 con Maria Aurermir Almeides, direttrice di una scuola brasiliana di “ninos de rua” e rappresentante all’Onu dell’assemblea dei popoli; nel gennaio 2002 con Starlin Abdi Arush, coraggiosa Somala, responsabile dell’Iida, associazione volontaria che si batte per sostenere le donne impegnate nella ricostruzione del proprio paese lacerato dalla guerra civile, per sconfiggere l’indifferenza generale verso la condizione femminile e assicurare l’istruzione e la salute. Starlin è stata uccisa il 24 ottobre scorso a Nairobi, dove si trovava per motivi di sicurezza. La presenza di Gino Strada a Nuoro è stata resa possibile grazie a due classi delle Scuole Elementari di Budoni.
Infatti i bambini della Vº A e B, guidati dalle insegnanti Rosalba Satta, Patrizia Dessanay,Lina Barmina, Francesca Deiana e dalla dirigente scolastica Maria Antonietta Corrias, intrattengono da tempo un’affettuosa corrispondenza, via internet, con Emergency e Strada aveva promesso di venire in Sardegna per conoscerli personalmente.
Ora l’incontro a cui tutti avevano creduto, si realizza e diviene impegno civile e confronto nel cuore della Barbagia.

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Centinaia di giovani accolgono in città il fondatore di Emergency


Dalla battaglia contro le mine anti-uomo agli ospedali aperti in Afghanistan



Valeria Gianoglio

NUORO. Trecentocinquanta persone venerdì sera all’Euro Hotel, più di quattrocentoventi ieri mattina alle Grazie: un bagno di folla ha accolto durante la due giorni nuoresI i fondatori di Emergency Gino Strada e Teresa Sarti, compagni nella vita (sono marito e moglie) e nell’opera umanitaria a favore della pace portata avanti dall’associazione. Erano stati invitati dall’assessorato provinciale alle Politiche sociali e giovanili, ma soprattutto erano desiderosi di conoscere di persona gli scolari di Budoni con cui da tempo intrattenevano una corrispondenza epistolare.
I nuoresi hanno risposto in massa affollando le sale dell’albergo di viale Trieste e del cinema Le Grazie. Tra essi si sono visti studenti, politici, amministratori locali, sindacalisti, sacerdoti, eponenti di associazioni di volontariato e no-global, di movimenti di estrema sinistra e semplici cittadini. Una ulteriore prova, se mai ce ne fosse ancora bisogno, del fatto che il fronte del «no alla guerra» è consistente, eterogeneo e vivo anche a Nuoro. Si era solo un po’ frammentato nelle numerose iniziative contro la guerra che negli ultimi due mesi avevano animato la città: dalle marce per la pace, ai sit-in, dai concerti alle mostre fotografiche per sensibilizzare l’opinione pubblica su questo tema. Ci voleva Gino Strada, dunque, per far ricompattare questo fronte.
Considerato ormai da molti l’icona vivente della pace, ha fondato quasi per caso di un’associazione umanitaria che, come ha ricordato l’assessore provinciale alle Politiche sociali, Giusy Nioi, «in pochi anni ha assistito e curato 320 mila vittime di guerra. Ha iniziato nell’Iraq nel ’95 costruendo 2 centri chirurgici e 21 postazioni di pronto soccorso e da allora ha operato in molti paesi tra cui la Cambogia, la Sierra Leone e l’Afghanistan dove è arrivata nel ’99 ed è rimasta attiva anche durante il conflitto».
Certo, all’inizio, come testimonia Teresa Sarti, in pochi avrebbero scommesso su questi risultati. «Emergency è nata dal nulla – ricorda la donna – una sera tra Natale e Capodanno dell’88, da un gruppo di amici riuniti attorno a un tavolo. Tra essi c’era Gino che raccontava a tutti la sua esperienza di chirurgo di guerra nei paesi del Terzo mondo. Ci descriveva una realtà che nessuno di noi conosceva, fatta di morti e vittime civili durante i conflitti. Così è nata l’idea di costituire un’associazione agile e indipendente per la cura e la riabilitazione delle vittime delle guerre e delle mine antiuomo. E’ nata Emergency».
Alla battaglia contro le mine antiuomo (l’Italia, il 22 ottobre del ’97, le ha messe al bando) l’associazione ha affiancato col tempo l’obiettivo di creare un movimento contro la guerra, esteso e diffuso in tutti i paesi, capace di esercitare pressioni su diversi strati della società. Un’operazione di sensibilizzazione delle coscienze che comincia soprattutto dai giovani. Ad essi si rivolge Strada, quando parla dal palco del cinema Le Grazie, per «smascherare le bugie che spesso raccontano i grandi. Non credete – dice loro – alla favola di chi vi racconta che la guerra è una medicina per i mali del mondo. La guerra non salva proprio nessuno e fa tante vittime civili. Il 90 per cento delle vittime di ogni conflitto sono civili, donne, uomini e bambini come voi. E’ una favola anche che ci sia un villaggio globale: ce ne sono due, uno ricco e l’altro povero. La guerra serve solo a fare in modo che il villaggio più ricco continui a sfruttare quello più povero. Cosa fare allora? «Studiamo, parliamo, interessiamoci a ciò che succede davvero nel mondo – conclude Strada – fermare la guerra è una cosa che ci dobbiamo guadagnare da soli, perché non ce la darà nessuno. Noi abbiamo le teste, se le usiamo riusciamo a cambiare in pochissimo questo paese e i pochi che comandano e vogliono il conflitto. Lo possiamo fare senza usare la violenza, con tanta umanità e un bel sorriso».

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L’arrivo in classe

La sorpresa dei bambini di Budoni dopo tante lettere

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NUORO. «Se Gino e Teresa sono venuti a Nuoro lo dobbiamo soprattutto ai bambini delle scuole elementari di Budoni». Lo ha detto, presentando al pubblico i fondatori di Emergency, l’assessore provinciale alle Politiche sociali e giovanili Giusy Nioi. Sono loro, dunque, gli artefici di questo incontro avvenuto in città: gli alunni della quinta A e B delle elementari di Budoni, guidati dalle insegnanti Rosalba Satta, Patrizia Dessanay, Francesca Deiana e dalla dirigente scolastica Maria Antonietta Corrias. Il loro entusiasmo ha, infatti, da tempo fatto breccia nel cuore dei membri e degli amici dell’associazione umanitaria fondata da Gino Strada. Persone come Desio De Meo, Maso Notarianni, Tiziano Terzani, Vauro, e ancora Giulietto Chiesa e Cecilia Strada, da qualche anno intrattengono con loro un rapporto a distanza fatto di lettere, scambi d’opinione e di una gran mole di materiale per diffondere la cultura della pace.
«Tutto è nato circa cinque anni fa nell’ambito di un progetto di sperimentazione alla scrittura poetica dei bambini chiamato Noi e la pace – spiega l’insegnante coordinatrice dell’iniziativa, Rosalba Satta – i bambini, allora, erano appena in prima elementare. Per caso avevo letto il libro di Strada «Pappagalli verdi» e ne ero rimasta così colpita da scrivere una recensione che poi avevo inviato alla sede dell’associazione. Da lì, mi è giunta una risposta e sono iniziati i primi contatti con Teresa, Desio, Cecilia e Gino. Con gli alunni abbiamo poi iniziato a leggere tutti i libri di Gino Strada, a scrivergli e a elaborare poesie, componimenti e altri lavori sul tema della pace. Un percorso durato cinque anni che ci ha portato fino ad oggi».
Che sorpresa è stata per i piccoli alunni di Budoni, quando l’altra mattina hanno visto entrare dalla porta della loro classe Gino e Teresa in carne e ossa. Passato lo sbigottimento iniziale, come testimoniano le maestre, sono partiti però i saluti, le domande e le varie manifestazioni di affetto. Perché per i bambini incontrarli è stato un po’ come la realizzazione di un sogno coltivato per cinque anni. La dedica che hanno rivolto al chirurgo di guerra, durante l’incontro di ieri alle Grazie, testimonia questo affetto. «A Gino Strada – scrivono – che arriva quando gli altri scappano».

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«Portate uno straccio bianco voi che siete contro le armi»

 

NUORO. Un progetto di legge di iniziativa popolare contro la guerra, la fondazione di una sezione di Emergency a Nuoro, l’adesione alla marcia della pace che si terrà nelle prossime settimane nell’isola, l’iniziativa «Artisti per la pace»: la due giorni dei fondatori di Emergency in città non ha prodotto solo parole. Dagli organizzatori, dagli intervenuti e dal pubblico presente agli incontri sono emerse, infatti, anche tante proposte concrete, da realizzare nel più breve tempo possibile per diffondere la cultura della pace e fermare la guerra. Vediamole una per una.
Proposta di legge di iniziativa popolare. L’ha promossa recentemente l’associazione di Gino Strada per fissare norme che consentano l’attuazione del principio del ripudio della guerra sancito nell’articolo 11 della Costituzione e dallo Statuto dell’Onu. Il progetto, in cinque punti, chiede al parlamento l’approvazione di garanzie che rendano operante l’articolo 11 della Costituzione, ne consentano una effettiva applicazione e prevedano rigorose sanzioni delle sue violazioni. Per presentarlo alle Camere servono almeno 50 mila firme. Per informazioni si può consultare il sito internet dell’associazione.
Emergency a Nuoro. Teresa Sarti ha lanciato l’idea: «Perché non costituite una sede di Emergency anche qui in città?» Chiunque fosse interessato alla proposta, può scrivere a questo indirizzo di posta elettronica: rosalbasattaØtiscali.it. Non appena verrà raggiunto un certo numero di contatti, i fondatori di Emergency si preoccuperanno di far decollare il progetto anche da noi.
Artisti per la pace. E’ l’iniziativa promossa dal circolo nuorese dell’associazione Italia-Cuba. I responsabili cittadini dell’associazione, che da oltre 40 anni è impegnata a promuovere iniziative di amicizia e solidarietà con tutti i popoli del Terzo mondo, aderendo all’appello di Emergency contro la guerra chiedono agli artisti locali di donare una loro opera per l’allestimento di una mostra che si terrà a Nuoro dal 15 al 25 marzo nella galleria comunale di piazza Indipendenza. Fino ad ora hanno aderito 36 artisti. Il ricavato della vendita sarà interamente devoluto al mantenimento di un nuovo centro di maternità che Emergency inaugurerà entro l’anno ad Anabah, nel nord dell’Afghanistan. Per informazioni e adesioni, si può telefonare allo 0784 38266 o allo 0784 203039.
Stracci bianchi. «Appendeteli alle finestre – ha detto Teresa Sarti – appuntateli sui cappotti, appendeteli agli zainetti e alle borse. Sono un simbolo per dichiarare a tutti che siete contro la guerra. Fatelo, e il parlamento capirà che se dovesse decidere per l’ingresso dell’Italia nel conflitto sta rappresentando solo una ristretta minoranza del paese».

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Gino Strada, il fondatore di Emergency, ieri allo Smeraldo di Sassari per iniziativa della Cgil e dell’Arci


Se la vita è un effetto collaterale

«Fuori l’Italia dalla guerra»: le ragioni del pacifismo
«Gli Usa sono governati da una banda di criminali»


di

Costantino Cossu

Effetti collaterali. Sono effetti collaterali, nei discorsi dei leader politici, le vittime della guerra. Si fa la guerra, la politica decide che si deve fare la guerra, per motivi ritenuti giusti. Se poi questo comporta che a pagare il prezzo più alto sia la popolazione civile – bambini, donne, uomini innocenti – è un fatto secondario, un effetto, appunto, collaterale. E’ giusto che sia così? Emergency dice di no. L’approccio dell’associazione fondata da Gino Strada al problema della pace e della guerra è un approccio etico e solo etico. La guerra non si deve fare, mai, per nessun motivo, perché guerra significa morte. Gino Strada è un medico. Per un medico è scontato – dovrebbe esserlo – stare dalla parte della vita. Scontato essere contro la guerra, sempre e comunque. Ma le logiche della politica seguono altri percorsi. Percorsi totalmente estranei alla visione del mondo di Strada. Lo si è visto bene ieri pomeriggio, durante l’incontro che l’autore di «Pappagalli verdi» ha avuto, al cinema Smeraldo di Sassari, con un pubblico numerosissimo (molti non sono riusciti ad entrare) per iniziativa dell’Arci e della Cgil.
Strada ha cominciato col chiedersi perché non si riesca a eliminare la guerra dall’orizzonte di vita dell’umanità. La risposta è stata: perché non si riesce a promuovere a livello mondiale un’effettiva diffusione dei diritti umani. Senza il rispetto dei diritti di ciascun individuo non può esserci giustizia. Senza giustizia non può esserci pace. Non ci potra essere pace – dice Strada – sinché i ricchi e i potenti ai diritti umani sostituiranno i loro privilegi, sinché imporranno la conversione arbitraria del privilegio in diritto.
E’ terrorismo, nell’ottica di Strada, l’abbattimento delle Torri Gemelle. Ma è terrorismo, anche, la morte dei 5000 e passa civili afghani massacrati dai bombardamenti americani, o la morte di tanti bambini iracheni che a causa dell’embargo imposto dagli Stati Uniti non possono essere curati con medicine adatte. «La differenza – spiega Strada – è che il terrorismo delle Twin Towers ci è stato mostrato decine di volte e ci viene continuamente ricordato; dell’altro terrorismo, le bombe su Kabul e i bimbi che muoiono a Baghdad di malattia e di fame, nessuno parla mai». Esiste un problema informazione, massicciamente schierata per la guerra, ma esiste, secondo Strada, anche un deficit di democrazia sempre più evidente: «Che cosa significa che nei sondagi l’83 per cento degli italiani si dichiari contro la guerra e poi in Parlamento si manifesti tutto un altro orientamento? E che cosa pensare di una democrazia come quella americana, con un presidente, George W. Bush, che non si sa bene come sia stato eletto?»
Strada ci va giù pesante. Dice che gli Usa «sono governati da una banda di criminali». Aggiunge che Al Capone violava le leggi ma non si sognò mai di modificarle per farla franca (il riferimento a Silvio Berlusconi è chiaro anche se il nome del presidente del Consiglio non è pronunciato). «Abbiamo a che fare – dice Strada con riferimento esplicito alla situazione italiana – con delinquenti, per i quali l’alternativa, dopo il governo, non dovrebbe essere l’opposizione, come in una qualsiasi democrazia, ma la galera. Che cosa c’entra tutto ciò con la guerra? C’entra, perché questi vogliono trascinarci in un conflitto dissenato, anche se la stragrande maggioranza degli italiani è contraria».
Il vero motivo della guerra è, per Strada, il controllo delle enormi risorse petrolifere irachene. Per il petrolio si uccideranno migliaia di civili; per il petrolio e per garantire ai cittadini americani l’attuale tenore di consumi. La gente morirà perché tutti in Usa possano avere quattro auto. «E’ una follia criminale – ha detto Strada – che potrebbe portare anche al conflitto nucleare. Mancano circa 20 bombe nucleari tattiche dall’arsenale delle ex repubbliche sovietiche. Se sono finite in mano agli islamici, potrebbero essere usate sul territorio americano come rappresaglia a eventuali bombardamenti sul suolo iracheno. E se ciò accadesse, come si farebbe a fermarsi?».
Mi auguro che presto non ci sia più bisogno di te – ha detto a Strada uno dei tanti giovani intervenuti nel dibattito – perché ciò significherebbe che il movimento pacifista ha vinto». Vincerebbe, in quel caso, una visione etica della politica che è cosa di un altro mondo. Perciò di Strada, e di gente come lui, ci sarà bisogno ancora per molto.

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Folla per la visita a Sassari

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È un simbolo della solidarietà internazionale: fondatore di un’organizzazione che dal 1994 arriva puntualmente nei luoghi da dove tutti gli altri invece scappano. Tra i pochi a portare una speranza e un aiuto concreto a chi ne ha davvero bisogno. Gino Strada, milanese, cinquant’anni, è l’uomo che ormai viene associato ad un sigla, quella di Emergency, avamposto umanitario in prima linea. Per due giorni quest’omone apparentemente burbero, capelli e barba grigia, franco come pochi, è stato a Nuoro per una serie di incontri organizzati dall’Amministrazione provinciale, per diffondere e stimolare la “cultura della pace”.
Gino Strada: uno che si è svegliato e ha deciso, quando tutti erano increduli e lo prendevano per matto, di portare la sanità nel terzo mondo, terre di miseria e soprattutto di diritti negati. Uno che alla comoda e sicura carriera di reparto – al Policlinico di Milano – ne ha preferito un’altra, quella del medico di frontiera: una missione ben precisa a favore delle vittime civili dei conflitti. Cambogia, Kurdistan, Afganistan, Sierra Leone, Iraq sono solo alcuni dei paesi saliti tristemente alla ribalta negli ultimi anni per qualche sporca guerra; ed Emergency c’era sempre, a fare quel lavoro cosiddetto “oscuro”, che solo in pochi fanno: ricucire, intervenire sulle mutilazioni (fisiche e morali) che l’odio cieco e brutale dell’uomo contro uomo produce e che nessuno sembra sapere né volere fermare. Odio spesso scaricato sui più deboli: donne, anziani, bambini vittime del fuoco “nemico” e “amico”, di bombe più o meno “intelligenti”, di guerre che qualcuno continua a chiamare chirurgiche e che sono sempre e soltanto devastazione di massa.
Il confronto nuorese ha avuto un antefatto che pochi conoscono: c’è stata una lunga relazione epistolare fra gli alunni delle scuole elementari di Budoni e Gino Strada, che adesso, sotto Natale, quasi di sorpresa è venuto a trovarli, assieme alla moglie Teresa Sarti.
Gli incontri si sono rivelati un autentico bagno di folla, sia venerdì all’Euro Hotel che sabato al cineteatro Le Grazie, due luoghi non sufficienti ad accogliere tanta gente. Una folla accorsa a sentire la testimonianza di quella “strana coppia” che dà anima ad Emergency ed è sempre proiettata verso sfide future pur nel rischio che minaccia ogni prospettiva personale.
L’entusiastica partecipazione nuorese all’incontro con i pragmatici della pace è l’ennesima testimonianza di quanto sia consistente e rumoroso il fronte del no fra i giovani in genere, dappertutto: il no contro la guerra gridato in piazza, nei dibattiti e – idealmente al fianco dei “giovanissimi” Gino e Teresa – al fronte dove la guerra si combatte davvero rimboccandosi le mani per allestire una rete di solidarietà e di primo intervento.
No alla guerra, sì invece alle altre soluzioni. Che esistono eccome, hanno ribadito i due ospiti: occorre soltanto la volontà di trovarle e perseguirle. Gino Strada, fra l’altro, ha richiamato l’attenzione sull’articolo 11 della nostra Carta costituzionale, che ci impone di ripudiare la guerra e che nei fatti viene sconfessato perfino in Parlamento. Purtroppo la guerra è business per troppi: per quell’industria bellica, anche italiana, che non conosce crisi e che ha prodotto e disseminato milioni di mine antiuomo in 64 Stati. Ordigni che Strada ha descritto nel suo libro “Papagalli verdi” (come apparivano agli occhi degli afgani le mine concepite per mutilare i bambini) e silenzi che egli continua a denunciare a gran voce in questo mondo dove troppo spesso si vuole non vedere.
La prima volta a Nuoro di Gino Strada e Teresa Sarti non sarà l’ultima: «L’organizzazione sarà sempre più presente in tutto Sud», ha detto il medico prima di trovarsi intrappolato fra strette di mano di studenti, insegnanti, giovani e anziani. Il “Dottor Gino ha risposto invitando tutti a organizzarsi anche qua in Barbagia, dove lo spirito solidale e la capacità di aiutare chi soffre non è mai mancato.

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L’inutile barbarie della guerra

di
Domenico Ruiu

( La nuova Sardegna 3 gennaio 2003 )



C’ero anch’io l’altra sera all’incontro con Gino Strada. Ho avvertito, come tutti, l’intenso brivido emotivo che impregnava la sala, stracolma di gente coinvolta, mentre lui parlava. La guerra con le sue mostruosità era lì, svelata in tutta la sua inutile crudezza, dalle testimonianze di quell’uomo, inelegante e quasi trasandato. Le sue parole prendevano la forma di arti stravolti, vite stroncate, sofferenze diffuse, potenze devastanti, impotenze angoscianti, sfascio di diritti elementari, arroganze economiche. Gino Strada non è un grande comunicatore, anzi. Siamo abituati a ben altro e la nostra stessa quotidianità saldamente programmata da slogan penetranti.
Così hanno ragione quanti, opinionisti e politici (ahimè, anche sinistranti), non perdono occasione di rinfacciare a Strada l’elementare consistenza del suo chiosare. Lo fanno per con un livore, una rabbia, una prepotenza (eloquente una recente, orribile, serata nel salotto di Costanzo) che parrebbero decisamente esagerati visto il poco peso, il forbito vuoto, l’infantile leggerezza di quegli argomenti. Allora perché tanto affanno? La risposta di una semplicit sconcertante, quasi insolente nella sua conclamata elementarità. Cos’altro dovrebbe raccontare Gino Strada, e i tanti altri che pensano e agiscono come lui, se non quelle cose semplici, così inappuntabili, cos’ ferocemente efficienti, così disarmanti nel denunciare una realtà fatta di morte, dolore e sopruso? Non a caso sono gli altri, opinionisti e politici, che devono infarcire di tortuosi percorsi esplicativi le ragioni giustificative di una guerra, ieri vendicativa oggi (perché di fatto gi cominciata) preventiva. E più fanno fatica per imporre questi argomenti (nonostante l’imponente artiglieria mediatica di cui dispongono contro le sale e le manifestazioni, per quanto colme e immense, dei vari Gino Strada), più si inveleniscono per demolire quelle elementari verità.
Siamo sotto Natale, magico periodo in cui sognare e sperare che i sogni si avverino, consentito. E allora piace sognare che per una volta, una sola volta, tutti insieme ci si chieda come mai è possibile tacere di fronte all’arroganza di chi, forte anche del silenzio servile e accondiscendente soprattutto di noi europei, la guerra la ha già cominciata, di chi con sprezzante indifferenza avvilisce le risoluzioni dell’Onu, qualsiasi esse siano, di chi, con elementare (questa sì davvero elementare) e sconvolgente prepotenza, pensa di poter usare l’arma atomica per impedire l’eventuale eventualità che altri possano chissà quando fabbricarla. Di chi, infine, come si è chiesto e ci ha chiesto l’altra sera quel «superficialone» di Gino Strada, sta per iniziare una storia sciagurata di cui nessuno in grado di prevedere gli sviluppi e la fine. Magari accompagnando questi ragionamenti non con la messa in onda di accattivanti immagini di super aerei e di affascinanti rambo in divisa (uniche sequenze tranquillizzanti che quotidianamente le tv di stato e private propinano quando parlano di guerra), ma con quelle degli effetti devastanti di cui aerei e rambo in divisa sono portatori, quasi sempre nei confronti di popolazioni inermi. Se il sogno si dovesse avverare potrebbe succedere che magari ci ribelliamo tutti insieme per un momento; e chissà forse quel solo, sfuggente, decisivo momento potrebbe essere capace di fermare una tragedia imposta e spudoratamente annunciata.

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L’intervento di Rosalba Satta a Nuoro

Ripeto spesso ai miei alunni – e non solo – che al caso è doveroso riservare la sedia migliore del salotto buono.

Il caso va rivalutato, “riscoperto”. Grazie al caso Galileo che entrò in una chiesa forse non per caso, per caso , osservò il lampadario che “dondolava” , o meglio , “pendolava” , e da quella osservazione , certamente casuale, nacque un diverso modo di misurare il tempo.

Per caso – o per disgrazia , non so – Colombo scoprì l’America.

Più spesso di quanto si pensi , per caso, avvengono diverse scoperte scientifiche e archeologiche che , indirizzate a raggiungere un obiettivo preciso , ne pongono in luce un altro , ugualmente importante ma diverso da quello che ci si era inzialmente posti.

Per caso ho avuto il piacere di “incontrare” Gino Strada, grazie al libro “Pappagalli verdi”, mandatomi, come dono , da mio figlio Massimo, che si trova , e si trovava anche allora, a Pisa . Era il 1999, forse aprile o forse maggio.Andava da qualche parte e per caso entrò in una sala dove Gino Strada – allora molto meno conosciuto – presentava il suo primo libro: “Pappagalli verdi”, appunto.

Si verificano, ripeto, nella vita strane situazioni: vai per i fatti tuoi , hai fretta e mille cose da fare, eppure il tuo passo si ferma all’improvviso perché avverti che là , in quel preciso posto e in quel preciso momento, sta accadendo qualcosa di importante.

La sensazione forte , di pelle, è …di qualcuno in attesa : ti fermi e ascolti. O meglio, assapori. Scrive Federica Morrone nella prefazione di “Regaliamoci la pace” : “Uno dei doni più belli che la nostra esistenza ci concede è la possibilità di riconoscersi, l’attitudine a condividere con altri una comune sensibilità. Chi ha provato almeno una volta questa sensazione dimentica l’ombra della solitudine.”.

Mio figlio è un obiettore di coscienza : naturale, perciò che , qualunque sentiero conduca alla “non violenza”, è il suo sentiero. Qualunque discorso parli del rispetto della vita – di qualunque vita – non può che vederlo coinvolto in maniera viscerale. Quel libro , e quell’autore, parlavano – e parlano – di “rispetto della vita”, di solidarietà, di voglia di giustizia e… dell’orrore della guerra . Acquistarlo fu , per lui, naturale ; spedirmelo

– con tanto di dedica dell’autore , sapendo di farmi un bel regalo – conseguente. Quando lo ricevetti – insegnavo in una prima elementare – non capii il significato del titolo : “Pappagalli verdi”… Scoprii la sera stessa di che si trattava : i “pappagalli verdi” sono mine antiuomo, mine-giocattolo “studiate per mutilare i bambini”.

Io che in mezzo ai bambini ci vivo da sempre e per scelta, e che , come Gino Strada, affermo, con sempre maggiore convinzione – nonostante l’età quasi pensionabile – che il mio – quello di insegnante elementare – è il mestiere più bello del mondo… nel sentire il grido di denuncia che si levava, alto, dalle pagine di quel libro , e il pianto di migliaia e migliaia di voci bambine… ho provato, a lettura finita, una duplice e diversa sensazione : di pugno allo stomaco, prima, e di abbraccio,poi.

E’ un libro che prima stordisce e poi… fa bene all’anima. Che fa sentire migliori. Più forti. Che ti impedisce di star fermo ad aspettare. Che ti spinge all’azione anche quando – ed era quella, allora, la mia situazione personale- pare che sia possibile solo arrancare, trascinarsi, perché , a volte, un dolore immane che ti fracassa il cuore , può mettere le catene al passo e il paraocchi allo sguardo.

Chiamai mio figlio al telefono e gli domandai : “Come hai fatto a sapere che avevo bisogno proprio di quel libro?”.

Ricordo che scrissi subito la recensione e che , la mattina seguente la spedii alla redazione de “L’Ortobene” che la pubblicò integralmente.

Dopo la lettura di quel libro non solo avevo ripreso a camminare : correvo! E mi portavo dentro, con maggiore nitidezza, sentimenti forti e sensazioni pulite . E un obiettivo preciso: dovevo riprendere a percorrere , con maggiore consapevolezza e con più forza , il sentiero della solidarietà, dell’impegno civile e sociale. Esserci più di prima.

Mi pareva che tutto – o quasi – si fosse fermato con la morte di padre Ernesto Balducci. Nessuno urlava contro la guerra con la stessa forza e determinazione, nessuno più si indignava per le vittime civili, per l’uranio impoverito, nessuno pareva essere capace di intravedere altra strada se non quella dell’embargo e delle armi per risolvere le controversie internazionali. L’unica voce diversa , non partitica, il settimanale “Avvenimenti”, aveva chiuso per mancanza di fondi , nonostante l’aiuto economico di noi lettori.

(La sensazione di impotenza sa di scoramento, frustrazione , mortificazione e si ha la percezione, fastidiosa, di stare alla finestra ad aspettare…)

Avevo ripreso a correre, dunque. Oggi ho ripreso a volare. E volo alto : quasi oltre l’orizzonte. E “scorgo” un mondo diverso, un mondo migliore per i miei alunni e per i miei figli , e per gli alunni e i figli degli altri. Un mondo dove l’America decide di non spendere più 750 miliardi di dollari per le armi e tanti altri per le cosidette guerre preventive , ma li utilizza per “aggiustare” il mondo in collaborazione con tutte le nazioni del

mondo …

Il mondo del “noi abbiamo”: l’unico mondo possibile.

Oggi – nell’era del nucleare – non è pensabile tentare di costruire un mondo nuovo con le armi. E con le mine . Ci pensate? Le mine…Già quelle che ci sono continueranno a seminare, anche nel silenzio delle armi convenzionali , e per chissà quanto tempo , terrore, povertà, ingiustizia e mutilazione. Mutilazione, non morte. Perché l’obiettivo dei pappagalli verdi ed altre mine simili è chiaro, e ce lo ricorda molto bene Gino Strada : rendere invalide una, due ,cento, migliaia di persone , e improduttivo il terreno, significa mortificare e impoverire ancora di più quello stato già povero o , nel migliore dei casi, renderlo dipendente sia economicamente che politicamente da altri stati .Sempre quelli.

Oggi noi tutti “siamo a un tiro di schioppo” dal nemico , da quello che ci hanno indicato come nemico. Facciamo tutti parte del “gioco”.

Che fare? Chiederci chi ha ragione e chi ha torto? E’ una via senza ritorno.

Non se ne uscirebbe …

Come si fa, mi domando, a sperare o a parlare ai Palestinesi ed agli Ebrei della necessità impellente del dialogo per una soluzione almeno accettabile per entrambe le parti, quando noi continuiamo a violare l’articolo 11 della Costituzione, vari articoli della dichiarazione universale dei diritti umani e, non ultimo, il comandamento “non ammazzare”?

Dov’è la nostra credibilità?

Dove, l’autorevolezza?

Dove la coerenza?

Mi ripropongo e vi ripropongo la domanda: che fare?

A mio parere esiste solo una via da percorrere: quella della solidarietà

– sinonimo di giustizia sociale – e del dialogo.

E’ una via non facilissima, ma è l’unica praticabile. Proviamoci: tentare di costruire la pace con i rapporti costruttivi potrebbe essere solo un sogno, ma certamente non farà saltare in aria nessuno ( anche perché nessuna guerra preventiva potrà salvarci dagli atti terroristici.). Proviamoci! Ognuno di noi ci provi, mettendo il guinzaglio alla parte peggiore e le ali a quella migliore. Si può fare…|Ne sono convintissimi anche i miei alunni che hanno avuto non solo il piacere di leggere in questi ultimi cinque anni “Pappagalli verdi”, “Afghanistan anno zero”, “Medici di guerra,inviati di pace” , ” Macelleria Afghanistan”, “Lettere contro la guerra”, “Bushashì”, “Regaliamoci la pace” ma che, anche grazie agli stimoli dei nostri amici di Emergency- Gino, Teresa, Cecilia, Desio, Roberta, Claudia, Nicoletta – si sono impegnati, e si impegnano , per diffondere quella cultura di pace che salta fuori da quei libri e dalle azioni di chi crede e lavora per un mondo migliore. E l’hanno fatto evidentemente così bene da rendere possibile , oggi, quest’incontro ; incontro programmato da tempo- ora possiamo dirlo- e sempre rimandato perché sempre accadeva qualcosa che portava Gino in altri luoghi e da altri bambini meno fortunati. Noi abbiamo saputo attendere. Ed ha saputo attendere anche l’assessore provinciale Giusy Nioi… incontrata anche lei per caso. Venuta a conoscenza, per caso, dell’eventuale arrivo di Gino e Teresa , con interesse ed entusiasmo , è venuta a trovarci, in classe ; ha visto il lavoro svolto, ha sentito i bambini e condiviso con loro momenti di grande carica emozionale e , soprattutto, ha fatto sì che di questo incontro poteste usufruirne anche voi, stasera, e gli studenti domani. I miei piccoli studenti, hanno avuto un tuffo al cuore, questa mattina, nel veder arrivare in classe Gino e Teresa : su richiesta esplicita di Teresa, doveva essere una sorpresa e , perciò, non ne erano a conoscenza. Per tutti loro è un sogno realizzato. Per me e per le mie colleghe di modulo, un onore ed un piacere immenso.

Nel nostro piccolo – col nostro vivere quotidiano, con il nostro ritrovarci ogni mattina per percorrere, insieme, un tratto di strada in più in una determinata direzione – ci sforziamo di gettare, ora qua ora là, dei piccoli semi di pace . Germoglieranno tutti ? Cresceranno nonostante il vento? Non lo sappiamo… Quello che sappiamo è che lo facciamo .

E lo facciamo con entusiasmo, sapendo di percorrere la stessa strada di Gino – che arriva quando gli altri scappano – di Teresa, della figlia Cecilia, di Maso Notarianni, di Desio De Meo, di Tiziano Terzani, di Vauro, di Giulietto Chiesa, di Sergio Cofferati, di Margherita Hack e di un bel gruppo di persone più o meno giovani che credono nell’utopia indicata da padre Ernesto Balducci che mi permetto di ricordare , perché è un flash di luce : “L’utopia è la coscienza che scappa fuori dagli ingranaggi per creare un orizzonte più degno di sé”.

Domenica 15, ho visto su “Rai tre” le donne e i bambini di padre Zanotelli. Ecco: vorrei che venissero riproposte spesso , accanto a quelle delle torri gemelle per ricordare , a tutti noi, che nessuno ha ragione. Continueremo ad avere torto , tutti , fino a quando non saremo capaci di considerare sacra ogni vita, fino a quando continueremo a non voler rinunciare ai nostri beni superflui, fino a quando penseremo di risolvere il problema della miseria bombardando i miseri. Padre Zanotelli, indicando, nei visi martoriati dalla fame, l’orrore della miseria e citando i miliardi di dollari investiti in armi, ha parlato di follia. Io non credo che di follia si tratti. Il male ha un altro nome : si chiama ritorno economico per alcuni e indifferenza per altri. E la sete di denaro- dominio e l’indifferenza uccidono più dell’odio e sono meno giustificabili della follia.

Mi piace concludere con poche righe scritte da Marco, un mio alunno di quinta elementare che, invitato a continuare la frase “Mi piacerebbe che…” così ha scritto : “Mi piacerebbe che al mattino, quando mi sveglio, venisse mia madre a portarmi una bellissima notizia. Quale notizia? Eccola: Marco, nel mondo la guerra è finita; tutti gli uomini si sono seduti attorno ad un tavolo e ne hanno parlato e hanno raggiunto un accordo.”. E’ un sogno-bambino che , come tutte le cose piccole, ha bisogno di cibo, di cure e di carezze. Rimbocchiamoci le maniche: diamo il via al processo di guarigione dall’odio e dall’ indifferenza , prima che siano l’odio e l’indifferenza a distruggerci. Gino e Teresa sono qui a ricordarcelo…

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