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“Il tempo degli eroi” di Alberto Bertoli

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Dopo aver ascoltato il Cd “Il tempo degli eroi” di Alberto Bertoli si ha bisogno di tempo per far sedimentare le emozioni. Solo dopo se ne può parlare, perché solo dopo le parole sono capaci di dare colore e calore al sussulto dell’anima. Prima no, perché risulta spontaneo lasciare spazio a quel particolare tipo di benessere musicale, davvero terapeutico , che non ha bisogno di commenti. Un gran bel lavoro , insomma!
Prima ancora che prendesse vita il Cd, pensavo che non sarebbe stato facile per un figlio di
“ cotanto padre”, trovare spazio nel panorama musicale. I confronti , troppo spesso, invece di aggiungere meriti, tolgono, sbiadiscono, relegano. Ed è un errore madornale .
La voce di Alberto è particolare. Bella. In certi tratti – ma solo in certi tratti – ricorda quella del padre, esattamente come accade a tanti figli che nel viso, nel portamento, nella gestualità rimandano ai genitori. E’ scritto nel dna di ognuno di noi. E’ naturale. E, in questo caso – ripeto – non toglie ma aggiunge un merito.
La scelta dei brani non è casuale. Ogni canzone ha un “tema” che invita alla riflessione . Ma non vi è nulla di didascalico. Basta ascoltare “Figli di…”, parole e musica di Alberto. C’è dentro un gran pezzo della nostra società, un certo modo di essere che rischia di generare figli dal polso debole , incapaci di affrontare la vita da protagonisti perché il ruolo di comparse è più semplice, meno faticoso e , soprattutto, non richiede il possesso di nessuna qualità .
Il brano “Il tempo degli eroi” chiarisce ancora meglio quella che potrebbe essere definita l’anestesia dei sentimenti e la mancanza di carattere: “Uomini pompabili, lisci, senza nei, confezioni vuote in vendita…” “Dipendenti apatici da un’identità, da un pensiero critico , senza personalità…”. E quando ciò accade, tutto può succedere. “I violentatori del pensiero” i “predicatori con facce buone” si muovono in “Sotto a chi tocca” ; predicatori-violentatori capaci di teleguidare e narcotizzare il pensiero dando l’illusione ad ognuno di noi di scegliere tutto, di essere liberi, perché manca perfino la consapevolezza d’essere diventati dei burattini mossi da mani esperte.
Analisi spietata della realtà e perdita della speranza ? Niente affatto : ecco che arriva “A muso duro”, e la voglia irrefrenabile di affrontare la vita “con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro…” si fa forte, urgente. Eredità pesante da portare avanti. Ma Alberto saprà farlo con la bellezza del suo canto, con la melodia della sua musica e il suo bagaglio di emozioni sbocciate in tenera età ed oggi talmente vitali e rigogliose da inerpicarsi spontaneamente nel cuore di chi ama la vera musica.
“Se passi di qua, in centro a Sassuolo”- canta Alberto nella bella canzone di Ligabue – qualcosa da bere ce l’ho . Se passi di qua ci trovi un uomo…”. Ne siamo tutti convinti, Alberto, e, prima o poi, accadrà… e sarà un gran bello ritrovarsi.

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