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Le donne nella nuova Europa

Arborea 12 gennaio 2003

Conferenza

Intervento di

Rosalba Satta Ceriale

 

“Mi piace essere in un corpo che ormai invecchia- scrive Tiziano Terzani nell’ultimo capitolo del suo “Lettere contro la guerra” – . Posso guardare le montagne senza il desiderio di scalarle. Quand’ero giovane le avrei volute conquistare.Ora posso lasciarmi cnquistare da loro. Le montagne, come il mare, ricordano una misura di grandezza dalla quale l’uomo si sente ispirato, sollevato.Quella stessa grandezza è anche in ognuno di noi, ma lì ci è difficile riconoscerla”.

E ancora: ” Io – tra queste montagne – ci vengo, come questa volta, a cercare di mettere un po’ d’ordine nella mia testa. Le impressioni degli ultimi mesi sono state fortissime e prima di ripartire, di scendere in pianura, ho bisogno di silenzio. Solo così può capitare di sentire la voce che sa, la voce che parla dentro di noi. Forse è solo la voce del buon senso, ma è una voce vera…”.

A questa voce ho, da sempre, teso l’orecchio . Per un bisogno di capire ciò che veniva taciuto , per cercare prima il baricentro e poi la direzione giusta, per sentirmi parte di un tutto , per non affidare la mia vita ad altri , per diffidare delle certezze assolute, per dare spazio al dubbio : per crescere , insomma , in prima persona.

Ciò significava , e significa , non poter scaricare sugli altri le responsabilità di un fallimento ma, semmai, godere, insieme agli altri, della gratificazione di una conquista.

Ciò significava , e significa, imparare a guardare il mondo senza paraocchi e scorgere anche ciò che altri vorrebbero, per i motivi più vari, nasconderci.

E forse è per questo che per me – come credo per alcuni di voi – l’11 settembre del 2001 è stato l’11 settembre di quel determinato anno . Una tragedia in più, ma non la prima.Una tragedia che, più e meglio di altre, ci è stata presentata ; alla quale abbiamo assistito in diretta…come in diretta assistemmo, nel passato, alla tragedia di Vermicino, all’agonia e alla morte di un bimbo che però, purtoppo, non fu il primo o l’ultimo a morire in maniera così drammatica.

L’11 settembre ha, per me, radici lontane e i versi scritti oltre trent’anni fa ne sono una testimonianza. “Anche in un mondo di sordi, io parlerei di pace – scrivevo poco più che adolescente – Di una pace che odora di partecipazione . Che non sta a guardare, col cedevole sguardo da cane domato, nella frustrante attesa di un osso o di una carezza. Al bando il servilismo, il signorsì all’assurdo, il darsi agli altri per annullarsi…”.

E ancora : “Oggi l’anima piange. Vedo sciami di schiene curve sotto il peso di croci. L’indifferenza soffia, gonfiando ventri di bimbi, tracciando solchi su corpi ormai sfatti di donne invecchiate da sempre…”.

Sono, dunque, cresciuta tendendo l’orecchio alla sofferenza , alla voce degli ultimi, ai silenzi di pietra di chi non ha voce.Sono cresciuta con la convinzione che la guerra sia sempre stata la scelta dei beboli, non dei forti. Sono cresciuta con dentro di me – accanto alla testarda fiducia nell’uomo – il fardello della solitudine , dell’impotenza , dello scoramento. Vedevo – anche se non in diretta – le tragedie… che alcuni denunciavano e che tanti conoscevano . Che pochi cercavano di risolvere…perché accadevano OLTRE e riguardavano ALTRI . E quando qualcuno -trovando spazio nei mass-media – urlava forte la sua indignazione , mettendo a nudo i risultati del nostro egoismo o della nostra indifferenza, eravamo anche capaci di grandi slanci di generosità… e mettere la mano in tasca per dare – e non soltanto per prendere il fazzoletto – diventava naturale. La nostra, però, era una solidarietà muta. Non ascoltavamo i bisogni: ci limitavamo a dare il pesce, non la canna da pesca.

Non solo… Lanciavamo, o consentivamo che altri lanciassero – anche a nome nostro – i “sacchetti di viveri”… in un territorio magari seminato di mine antiuomo, costruite e vendute da noi e da chi , con l’ideazione, la costruzione e la vendita di quegli ordigni si arricchiva e si arricchisce .

Mandavamo in regalo , fino all’altro ieri – bontà nostra – il latte in polvere in territori privi di acqua potabile , per cui i bambini morivano forse prima, perché l’acqua che veniva utilizzata per sciogliere il latte era inquinata…

Ci pensate? Ci pensiamo?! E questi sono solo due esempi – e non dei più forti e significativi – delle cose che facciamo, o che consentiamo che altri facciano, in maniera… sbagliata, anche se sarebbe esatto dire, in maniera criminale.

E allora? Allora io , oggi, – ed oggi più di ieri – non riesco a parlare con la partecipazione e l’enfasi necessarie dell’articolo 18, della crisi della Fiat, delle tasse che aumentano – anche quando cercano di convincerci che non è vero – della pensione che rischia di diventare un miraggio, dei tagli alla scuola e alla sanità, della presenza sempre più marginale della donna nella politica e nei posti di rilievo.. . Non riesco. E non perché non siano problemi importanti, capaci di condizionare in negativo il nostro presente e il futuro dei nostri figli . Sono- lo so bene- la cartina di tornasole di un governo incapace, o meglio, prepotente e capace di realizzare il peggio.

Ma c’è , oggi, una priorità. Quando la casa sta per crollare, non ha senso cambiare la lavatrice che arranca o mettere a norma l’impianto elettrico.

Sono richieste , oggi , delle scelte precise che riguardano ognuno di noi , perché il tema sul quale discutere non è un tema da poco : è quello della nostra sopravvivenza. E “le nostre paure sul futuro non svaniranno – ci ricorda quell’esempio significativo di donna impegnata nel sociale che è Federica Morrone – se continueremo a fingere di non sapere che questo è un momento cruciale. Il silenzio rende complici di chi uccide.”.

Oggi non siamo più dall’altra parte del globo ; siamo a un tiro di schioppo da chiunque e da qualunque stato, non solo perché il terrorismo- quale forma vigliacca di lotta – può infiltrarsi dappertutto e all’improvviso , e generare sciagure immani in qualsiasi parte del mondo, ma anche perché è più matura la consapevolezza che il mondo , che è di tutti ,è di ciascuno ; “l’aria” che ci circonda è la stessa…e non mi riferisco soltanto a quella che respiriamo. Le conseguenze di scelte scellerate , operate anche lontano da noi, col passare del tempo ricadono, inevitabilmente, anche su di noi, sul futuro dei nostri figli, sul futuro dell’ intero pianeta. ” I Giapponesi – ci ricorda sempre Terzani – pensavano di proteggere il clima delle loro isole non tagliando le foresti giapponesi , ma andando a tagliare quelle dell’ Indonesia e dell’Amazzonia. Presto si son resi conto che anche questo ricadeva su di loro : il clima della terra mutava per tutti, giapponesi compresi .”.

Ma soprattutto è l’ingiustizia – fucina, spesso, di quelli che definiamo criminali e che , spesso lo sono per scelta e altrettanto spesso lo diventano per disperazione – ad essere talmente visibile, da essere sotto gli occhi di tutti. Lo sappiamo tutti che c’è gente che vive (?) con poco più di niente. Ogni tanto anche la TV di stato ce la mostra. C’è una moltitudine di persone che muore di fame, di sete, e di malattie, curabili, a volte, con un’aspirina.

E noi che facciamo, oltre a parlarne e, a volte, a dolercene?

Basterebbe un terzo della somma che l’America spenderà nel 2003 in armi per risolvere il problema della fame nel mondo .

Ci pensiamo o no?

Vogliamo suggerire qualcosa che ci renda meno rapaci e più umani?

O ci fa comodo pensare, in cuor nostro, che questo sia un modo “naturale” per risolvere il futuro problema del super affollamento del nostro pianeta ? Tanti anni fa , un sacerdote sardo , che era stato nei luoghi della sofferenza e della disperazione, disse testualmente: “Il problema della fame non sarà mai risolto perché rientra in un gioco politico.”. Era tragicamente vero.

Oggi, che la miseria è cresciuta e la ricchezza è “diminuita” , rendendo però contemporaneamente più ricchi i già ricchi… che cosa direbbe? Credo che direbbe ciò che io – e non solo io – penso : questa moltitudine di sofferenza e di miseria ci presenterà il conto , cadendoci addosso come un macigno…

“L’equilibrio è stato rotto – ci ricorda sempre quel “rompiscatole” di Terzani – Si tratta di non continuare nella direzione in cui siamo al momento. Si tratta di diventare esseri più spirituali, meno attaccati alla meteria, più impegnati nel rapporto col prossimo e meno rapaci nei confronti del resto dell’universo”.

Ne saremo capaci prima che diventi inevitabile esserne capaci?

Io credo di si, se saremo in tanti a tendere l’orecchio alla nostra coscienza.

Io credo di si, se impareremo a confrontarci non sull’asse verticale delle nostre certezze e presunzioni religiose e culturali, ma sull’orizzontale dell’uomo.

Io credo di si , se “sposeremo” l’appello di Emergency e cammineremo con chi è contro l’ utilizzo della guerra per risolvere le controversie internazionali e per il rispetto della Costituzione.

Io credo di si, se impareremo a soffrire in ugual modo – non dico di più – sia per gli alunni morti sotto un bombardamento, sia per gli alunni morti sotto un terremoto, sempre a causa della malvagità o dell’imperizia dell’uomo.

Io credo di si , se metteremo il centro di noi , fuori di noi.

Io credo di si…

 

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