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“Pappagalli verdi”: cronache di un chirurgo di guerra

IL LIBRO DI GINO STRADA

Poche volte mi è accaduto di tenere, a lungo, stretto tra le mani un libro appena letto, per un bisogno , forte, di ripercorrere mentalmente il tutto affinché nulla sfugga.

Poche volte mi è accaduto di sentire l’impellente necessità di parlarne col primo venuto capace di ascoltare, nella speranza di prolungare e trasmettere l’emozione.

Il libro di Gino Strada “Pappagalli verdi” lascia , addosso al lettore , la consapevolezza che non solo si può, ma si DEVE rivolgere lo sguardo versi chi soffre, verso il porto degli ultimi, degli oppressi, delle vittime della guerra.

L’autore, un chirurgo, fa parte della organizzazione “Emergency”, nata nel 1994 a Milano, con l’obiettivo di prestare soccorso alle vittime delle guerre.

Il suo è, più che altro , un diario che raccoglie momenti ” trascritti come ricordi ritrovati” del suo eterno girovagare nei luoghi – e sono tanti – dove è la violenza a farla da padrona.

E’ un libro che apre il sipario su una realtà che disturba; è come percorrere un girone dell’inferno disseminato, fra le altre cose ,di mine antiuomo : di “pappagalli verdi” appunto.

“Così – precisa l’autore –le chiamano i vecchi afgani. Vengono lanciate sui villaggi dagli elicotteri,come fossero volantini. La forma della mina, con le due ali laterali, serve a farla volteggiare meglio. Si sparpagliano qua e là. La mina non scoppia subito.

Chi la raccoglie – quasi sempre dei bambini- può portarla a casa, mostrarla agli amici. Poi esploderà…e chi non morirà si troverà mutilato per sempre”.

E queste bombe che , esplodendo , condizionano e condizioneranno il futuro di milioni di persone (110 milioni di ordigni disseminati in 67 paesi continueranno a ferire, mutilare , uccidere)vengono costruite da uomini che “hanno una faccia come la nostra, una famiglia come l’abbiamo noi , dei figli.

E probabilmente li accompagnano a scuola la mattina, li prendono per mano mentre attraversano la strada, li ammoniscono a non accettare caramelle o giocattoli dagli sconosciuti…”.

L’interrogativo che l’autore si pone è quello che dovremmo porci tutti noi, se non fossimo così presi e distratti dalla corsa, sfrenata , verso la conquista e l’accaparramento dei beni superflui :

“Che cosa spinge la mente umana a immaginare e programmare la violenza?”. “Non mi illudo di aver partorito un libro di valore- precisa l’autore -. Spero solo che si rafforzi la convinzione che le guerre sono un orrore. E che non ci si può voltare dall’altra parte per non vedere le facce di quanti soffrono in silenzio”.

E’ un libro che denuncia tante ingiustizie all’interno dell’ingiustizia più grande che è la guerra: un ragazzo etiope ha una grave emorragia interna. Viene operato immediatamente ma occorrono quattro sacche di sangue che non arriveranno mai dalla vicina sede della Croce Rossa Etiope perché il sangue è riservato ai militari. Il ragazzo muore. Gino Strada commenta: ” Questa è la Croce Rossa in Etiopia. Me ne vado indignato, senza dire una parola. Ho in mente gli occhi sbarrati di quel ragazzo appena morto. Ancora un minuto in quell’ufficio e avrei commesso una sciocchezza”.

Alì e Merito- nemici perché appartenenti a due fazioni che si combattono – sono ricoverati nello stesso ospedale, a Gibuti.

Il clima è molto teso. Da parte di entrambi c’è il rifiuto a stare nella stessa stanza con il nemico. Gino Strada si siede tra i due : “Io non so niente di questa guerra, ma credo che voi due abbiate già pagato abbastanza : l’uno paralizzato, l’altro senza una gamba. Avete buoni motivi, tutti e due, per odiare la guerra.

Non vi pare sia la guerra il vostro peggior nemico?”.

E’ un libro. purtroppo , attuale.

E’ un pugno nello stomaco per chi si sforza di giustificare l’ingiustificabile, per chi si nasconde dietro lo slogan di “guerre etiche”, per chi non vede alternative alla violenza.

“Nei conflitti di oggi, più del novanta per cento delle vittime sono civili”.

A “Emergency” andranno i diritti d’autore di questo libro, stupendo regalo di mio figlio che , essendo responsabile degli obiettori di coscienza della Caritas , a Pisa , da tempo si impegna per un futuro di pace.

Un libro, a volte , più di mille discorsi e/o disastri può scuotere le coscienze, può prenderci per mano e invitarci a percorrere il sentiero della solidarietà. Non occorre essere eroi o persone speciali : basta credere nel messaggio di Cristo che era e rimane, per credenti e non, uno stupendo messaggio di pace e d’amore.

alunni

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