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Poesie e rivoluzioni

di

Aquilino Cannas

Dell’approccio di Rosalba Satta Ceriale  alla poesia, la nostra rivista  ha avuto opportunità di darne per tempo  qualche indicativo esempio, anticipando in un certo modo  la bella raccolta che ora esce e che non può quindi non richiamare  la nostra attenzione .

Un esordio, ci piace peraltro premettere,  che si carica di un potenziale  che ha senso di precorrere ulteriori impegni, implicite promesse che auguriamo non vengano disattese .

Intanto, però, in questo ventaglio di cinquantase poesie ci è dato, già di prima lettura , rilevare la spontaneità immediata, di cogliere il manifestarsi di una  individualità che si esprime apertamente ed agilmente e che, conscia delle proprie capacità,  si affida risoluta alle proprie ali.

Una poesia mattinale,  che reca il dono della natturalezza, il coraggio della semplicità, che non si pone dunque schemi o modelli a cui rifarsi, ma che trova in sè quella vitalità che le consente di elaborare modi e ritmi propri e di affronare i più impegnativi temi. Ne è peraltro  segno, la padronanza dei momenti di maggiore tensione, sempre risolti per dinamiche interne che nulla lasciano di vago, di generico o approssimativo, non disdegnando perciò – anzi avvalendosene pur senza indulgere –  toni e cadenze anche prosastiche e didascaliche. Come un violino, quando passa dal più acuto “trillo”, al più vibrato “pizzicato”.

Una poetica quindi organica  dove con accorti dosaggi, che non si danno a vedere , si modulano forma insolite per dei contenuti anche i più ostici.  Così quando, nello specifico , affiorano certe cocenti tematiche proprie di casa nostra. “Rivoluzione dell’amore” e “ansia di pace” sono infatti richiami dominanti, calati dialetticamente in una umanità di “cuori nani” , in un’umanità statica- vorremmo noi aggiungere –  inchiodata alla ribalta delle tragiche vicende  che da sempre insanguinano la Sardegna. Una terra  “storicamente” lontana  dal messaggio cristiano, lontana dalla evangelica rivoluzione dell’amore : millenovecentoottantasei anni lontana , intendiamo proprio e crudamente soggiungere e significare. Perché assoluta e permanente è la supremazia dell’odio , endemica la perversa religione dell’odio in Sardegna, non dell’amore. L’odio. Ma odio perche? Non è forse questa l’occasione più adatta , né forse la sede più opportuna  per dissertare sulla tanto dolente quanto irrisolta “questione sarda”.  Se mai ci limitiamo ad affacciare  una diversa , più piacevole provocazione .  Ecco, queste poesie di Rosalba Satta Ceriale sono scritte in italiano .  Pensate e scritte in italiano – vien d’obbligo precisare –  perche si sa , a noi imperfetti bilingui spesso capita di scriuvere in italiano si,  ma pensando in sardo, inconsciamente o no, usando l’italiano come  veicolo delle nostre peculiarità linguistiche.  Allora ,  quel che infine vogliamo augura  a Rosalba Satta Ceriale  è ancora un debutto, auguriamo cioè che la sua prossima raccolta di poesia sia – con gli stessi slanci  e con la stessa alchimia –  pensata e scritta in sardo. Forse, forse,  considerando che poco o niente a noi sardi di nostro stia restando – o  stiano a noi lasciando – all’ultimo, una rivoluzione  che possa stabilizzare  se non  fissare  la coniugazione del verbo avere  alla sola voce del noi abbiamo, che possa allora e dunque riscattarci, potrebbe intanto nascere da qui : dalla riappropiazione totale , assoluta della nostra lingua.

 

(Da “S’Ischiglia”)

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