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Presentazione del libro Poesie d’amore

Amici che non hanno potuto partecipare alla presentazione del mio libro “Poesie d’amore”, hanno espresso il desiderio di poter leggere il mio intevento. Accontentarli è facile! Eccolo…
Qualcuno ha scritto che spesso “le parole scritte sono una rete per catturare la bellezza”.
Mi piace pensare che sia così .
E forse lo è … anche perché ogni tanto mi accade di imbattermi in qualche perla rara… Ricordo – per citarne una – che tante primavere addietro , verso le cinque del pomeriggio, su un canale della Rai, venivano recitate , dalle voci italiane più importanti ( ricordo quella inconfondibilmente calda di Walter Maestosi ), alcune poesie. La trasmissione aveva la durata di dieci minuti. Sempre mi preparavo spiritualmente, e non solo … staccavo la cornetta del telefono, chiudevo le porta di ingresso – sarei diventata sorda a qualunque richiamo – e mi accomodavo sulla poltrona. Sapevo che avrei ricevuto in dono l’incanto … che puntualmente arrivava . Dopo – e non è retorica -, mi sembrava di respirare meglio : mi sentivo rinvigorita. Si, quelle parole erano davvero una rete capace di catturare la bellezza! Ho sempre sentito il bisogno di bere acqua pura di fonte. E niente, come la poesia, riusciva – e riesce – a dissetarmi. Inizialmente cercavo o scrivevo versi per dare un senso alla tristezza , all’insoddisfazione per una vita sociale che non sempre rispondeva alle mie attese o al mio impegno o ai miei sogni da adolescente. Oggi cerco– e scrivo – poesie, con uno sguardo che tenta di abbracciare l’umanità intera, per dar voce e spazio ai sentimenti più profondi. All’amore … innanzi tutto. Mi piace pensare che anche l’universo sia nato da un bisogno d’amore. Da un’esplosione d’amore. Pensateci … Niente , come l’amore, è capace di riempire la vita. Di darle un senso profondo . Vero. Di sconvolgerla positivamente … così come quelle rivoluzioni pacifiche , ma intensamente forti e profonde, che segnano più che un passo, un volo verso la civiltà, il bene comune.
Tante volte , da laica, penso che sia stato l’amore ad aver suggerito l’idea del paradiso … Platone sognava uno stato ideale in cui a governare fossero i filosofi. Io penso , invece, ad uno stato in cui chi governa senta il bisogno di avere accanto dei poeti … perché loro, più e meglio di altri, sono capaci di vedere oltre e , come profeti, di anticipare i tempi.. perché , oltre tutto, sentono , interpretano e, all’occorrenza, raccontano i silenzi degli ultimi , prima che diventati , per disperazione, una forza, si presentino e ci presentino il conto.
Non a caso, i poeti , come i sognatori, sono sempre stati , per i dittatori o per i politicanti di turno, una razza dannata … perché la loro voce non può essere imbrigliata , piegata . Ovviamente parlo dei poeti veri, non di quelli asserviti . E quando i poeti cantano l’amore diventano ancora più temibili e pericolosi per il potere, perché l’amore , lubrificando le coscienze, le risveglia , ed è capace di mostrare – quando tutto pare perduto – le gemme sotto il cumulo di foglie secche … dando senso e vigore alla speranza di un mondo altro. L’ho sempre pensato. E, per questo che , testardamente, scrivo e parlo d’amore.
E mi ha stupito , piacevolmente, sentirlo affermare con forza , l’altro ieri , da Roberto Saviano che , parlando dell’importanza delle parole dette o scritte e, facendo , poi, riferimento ad una poetessa russa, ci ha ricordato che “scrivere poesie d’amore, significa parlare del sentimento più libero che esista. Ogni volta che scriviamo , che condividiamo con altre persone il nostro pensiero – ci ha ricordato Saviano -, essere aggressivi, caricare le parole di livore, significa sprecarle; imparare a usare le parole, significa imparare a vivere, e si impara a vivere, imparando a parlare, e si impara a parlare leggendo poesie, e chi legge poesie, impara ad amare … perché scopre , prende coscienza del fatto che “è insostenibile per l’anima il silenzio dell’amore”.
In quest’ultimo mio lavoro, più che nei precedenti , ho cantato l’amore. E l’amore , nel libro , respira , cammina ,danza, piange ,fiorisce , racconta , va oltre , all’occorrenza, degli abbandoni terreni … perché il respiro dell’anima è immortale. So bene che l’ amore, le poesie d’amore, non possono fermare il tempo , gli abbandoni terreni … ma il respiro poetico può andare OLTRE il tempo e lo spazio …. pur mantenendo solide radici nel cuore di ognuno di noi.
Può sciogliersi il legame con le persone intensamente amate e stimate? Se avvicinerete il libro all’orecchio, sentirete i passi e vedrete l’arte di Tonino Ruiu , di Salvatore Pirisi , di Tonino Puddu, di Andrea Parodi , dI Otello Morandi. E non solo …
(Marco Moledda con le poesie dedicate a Tonino Ruiu e a Tonino Puddu)
Se annuserete il libro sentirete il profumo , inconfondibile, di mia madre . Che è , poi, quello di tutte quelle madri che , nonostante l’addio terreno, sono state capaci di costruire il loro piccolo paradiso nel cuore dei figli .
(Marco Moledda con la poesia Le mie mimose pag.46).
Se entrerete nelle pagine del libro vedrete – fra i tanti abbracci – quello , poetico e tenero , di un padre che ho intensamente amato.
(Il mio ex alunno Massimiliano Sotgiu con la poesia Accurzu a tibe pag.119).
Ma – sento il bisogno di precisarlo – è l’amore per mio marito che ha guidato la mia mano e che ha dato un senso profondo alla mia vita di donna, di madre, di cittadina . Per lui , e grazie a lui , ho scritto i versi che più mi sono cari … anche perché – e non è un fatto secondario -è entrato da protagonista nella mia vita NON per destino o per caso, ma per scelta. Ho letto una citazione su f.b che riassume esattamente la nostra storia :”Poteva toccarmi in un milione di modi. Decise di farlo nel modo più bello. Sfiorò la mia mente …”.
(Marco con Pensano che mi manchi pag.26)
“Dopo la morte di Paula – scrive Isabel Allende -, lo scrivere era l’unica cosa che mi permetteva di non impazzire. Il dolore è stato un lungo viaggio nelle viscere della terra, è stato come camminare da soli in un tunnel buio. Scrivere era il mio modo per uscire dal tunnel…”.
Ed è , forse, per questo inconsapevole desiderio di uscire dal tunnel , che ho deciso di scrivere,di pubblicare e di dedicare questo libro a lui , dopo avergli dedicato il primo nel lontano 1986.
(Marco con Una musica nuova pag.60)
 Oggi ,più di ieri , mi torna spesso in mente una significativa riflessione filosofica, a proposito dei sogni. Se non ricordo male Lucrezio, affermava che le immagini dei sogni si formano dai atomi sottilissimi che si staccano dal nostro corpo . Non so se corrisponda alla realtà ma , certamente, qualcosa di magico accade , visto che il sogno non conosce addii
(Marco con Il sogno)
 In altri casi – poiché conosco il valore terapeutico delle parole – ho voluto dire grazie , pubblicamente e per sempre a coloro che contribuiscono a rendere speciale la mia vita : ai miei figli, ai miei nipotini , ai miei fratelli, agli amici . Ma ognuno di voi , nel leggere o nell’ascoltare i versi, può vedere i suoi figli, i suoi nipoti, i suoi amici …
(Marco con E nonostante tutto pag.40 e Giovanni Pira con Anninnia pag.115)
Ho rivolto dei versi, come a volte mi accade, anche a quel Dio che sa ascoltare anche il non detto … e che è sostegno, porto sicuro , voce che rassicura … promessa consolatoria di rinascita.
(Marco con Rinascita pag.44)
 Ma soprattutto questo libro – l’ha colto bene Giovanni Piga – è un inno alla vita , all’ arsura di luce , al volo. È , perciò, un occhio attento a un mondo che , oggi più di ieri, ha urgente bisogno d’amore.
(Giovanni Pira con Ma sa poesia non morit pag. 111 e Marco con E la cicala canta pag.22).
Non posso , poi, non èarlare di colui che ha realizzato la bella copertina del libro : il maestro Alessandro Lobino. Gli devo molto. Ho avuto il piacere di conoscerlo in occasione dell’intitolazione della biblioteca comunale di Budoni a mio marito. È stato lui a realizzare un’opera straordinaria. Opera che più che ricordare mio marito, gli restituisce il respiro. Credetemi, solo lui poteva andare oltre gli schemi e il già visto. Dedicargli dei versi è stato , per me, spontaneo , naturale, ovvio.
(Marco con Ricerca pag. 105).
 Mi piace concludere con una riflessione di Peppino Impastato: “ Se si insegnasse la bellezza, si darebbe alla gente un’arma contro la paura e l’omertà”. Sono convinta che anche la poesia possa contribuire a realizzare il sogno di Impastato che è anche il mio e , sono convinta, anche il vostro.
(Marco con La voce dell’anima pag 24)
I miei versi toccheranno le vostre corde? Non lo so . Ovviamente lo spero .Se ciò dovesse accadere, scopriremo di percorrere , per un tratto più meno lungo, lo stesso sentiero. Oggi. Ma anche dopo. E sarà bello avervi come compagni di viaggio … oggi. Ma anche dopo.
 
Il video Di Genesio Serra

 

Immagini della serata

 

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