La proposta.

"Lasciamo che a parlare sia il nostro cuore"

di

Rosalba Satta Ceriale

 

Se il nostro pianeta, all’improvviso, diventasse muto e a "parlare" fossero soltanto le azioni, gli sguardi, i gesti individuali…e il futuro di se stessi e del mondo dipendesse dal passo, dal gesto, dall’azione di ognuno di noi, probabilmente si troverebbe la forza di imbrigliare gli istinti peggiori e nascerebbe, di conseguenza , il bisogno di tendere l’orecchio all’unica voce possibile : quella del cuore e/o della nostra coscienza. E allora , forse, la "musica" cambierebbe…

Oggi camminiamo a tentoni.

Ci siamo persi di vista.Procediamo senza sapere dove condurrà il sentiero . Alla fine della strada potrebbe esserci l’inferno , o altro. Non certo il paradiso. E non perché non sia di questa terra. Semplicemente perché la spirale dell’odio nella quale ci troviamo avviluppati non può che portare alla nostra distruzione. Qui non si tratta di sapere chi ha ragione o chi ha torto, chi è nel giusto o nell’ingiusto. Qui c’è in gioco la nostra sopravvivenza , che di tutto ha bisogno tranne che della violenza. Non c’è niente di più efficace e disarmante dell’andare incontro all’altro per dare, e non- come si usa fare - per prendere e annientare . E dare all’altro che ha più bisogno, oggi, non significa solo riempire di senso la parola "solidarietà", significa soprattutto progettare "egoisticamente" il proprio futuro. Progettare e costruire il futuro dei propri figli. Progettare e costruire un futuro a misura d’uomo. Un futuro per tutti.

L’uomo , oggi più di ieri - perché niente e nessuno possa porre un freno al proprio passo - deve imparare a nutrirsi di utopia . Quell’utopia che , come l’orizzonte, non sarà mai raggiunta ma che, così come ci ricorda Galeano,servirà a farci camminare, a farci andare avanti nonostante il potente di turno. A dare senso e profondità alle nostre orme. E’ ciò che faceva , appena ieri, padre Ernesto Balducci. E’ ciò che fanno , oggi, Gino Strada, Giulietto Chiesa, Vauro, Tiziano Terzani, Ettore Masina, Moni Ovadia, Federica Morrone e tutti coloro che - e sono tanti! - non si domandano , e non si domanderanno mai , se troveranno "un posto tra i giusti" o se dovranno sedersi tra gli ingiusti… perché i posti tra i "giusti" sono già occupati. Loro , che di strada ne hanno davvero percorsa tanta , sanno , con certezza, che "posti liberi" ce ne sono tanti in mezzo all’ingiustizia.

E là scelgono e sceglieranno di andare. Senza essere o sentirsi per questo né santi, né eroi , ma uomini .Semplicemente uomini.

( Da "La nuova Sardegna" del 1 aprile 2003)