Recensioni
Rosalba Satta Ceriale
Poesie
Arti grafiche AR.P.E.F. – Nuoro
di
Pina Vicario
La voce del "poeta vero" ha sempre avuto una funzione catalizzatrice nella società, ha smosso l’inerzia intellettiva , l’immobilità istituzionale , il rilassamento dei costumi, i miti logorati, ergendosi dapprima tra steppe e deserti e penetrando , poi , nella coscienza dei popoli col ritmo in crescendo di un’occulta energia tridimensionale.
Al poeta , dunque , il compito arduo e complesso di addentrarsi negli spazi privilegiati e proibiti dell’anima dei popoli.
E’ il caso di Rosalba Satta Ceriale .
Nel panorama poetico attuale, in cui spesso il conformismo, la ricerca dello sbalorditivo, i canoni standardizzati, gli sproloqui logorroici potenziano e centuplicano il frastuono e il caos del traffico cittadino, la voce di questa poetessa, schietta , carica di umanità, viva, si leva teneramente inquietante e arriva all’anima.
E, dunque, in un momento di disagiata mancanza di contenuti veri, di inerzia spirituale, questa poetessa racconta la sua storia interiore, i suoi dubbi , il bisogno di una fede, le ribellioni, la speranza, l’amore, cercando di attingere a qualcosa di autentico, di risolutivo.
E lo fa con l’assoluta adesione dell’anima ( " con le ali ferite/saprò spiccare il volo/oltre il limitato orizzonte/ della tua meccanizzata mediocrità"), con l’anelito costante di chi, senza cedimenti , senza compromessi, indaga alla radice del dolore, al principio del malessere, dolendosi della beffa del privilegio , del mistero "delle pance piene", facendo vibrare il suo animo e quello del lettore e spezzando l’apparenza plateale di un benessere inesistente ("Io occupo lo sgabello più scomodo/ nel rizzarmi non sentirò fatica") .
L’amarezza di non poter evitare la precarietà e l’inganno ("non moristi con Giuda/ vivi ancora…"), la passione ardente, la schiettezza della denuncia , la premonizione della trascendenza ("So che non morirò/ come tu non moristi/quando alla "luce"/preferisti il "buio"/percorrendo il sentiero /avanti a noi/per insegnarci a non aver paura"), il coraggio di esternare l’intima istanza di rinnovamento, gli affetti familiari autentici, costituiscono la tematica dell’opera della Satta Ceriale.
Componimenti spesso brevi, epigrafici ed epigrammatici, che mostrano accanto a un raro equilibrio interiore, una fedeltà incontaminata, una forza morale, che appagano il lettore, il quale vuole sentire sempre nel poeta una voce viva che scavi nel malessere quotidiano, nelle piaghe purulente del sociale, per incidere la ferita viva del male e rimuoverne le radici.
E la quotidianità della Satta è una Sardegna che lotta contro demoni interni ed esterni ("concedete a noi/ultimi testimoni di una vita che scompare/ il pregio di morire/là dove nascemmo") ("Nel tuo viso è scolpita/dal vento della vita/la fatica di ieri /le battaglie perdute"). Accanto a temi così cruciali e impegnati si profila la Satta degli affetti familiari sacri e compensatori, dell’amore come molla prima di vita, come sentimento totalizzante, che riequilibra e placa ("intreccio di pensieri mai stanchi"), (e sentii battere quel cuore che credevo d’aver perduto"), dell’amore filiale e dell’ammirazione per il padre poeta ("musicista dell’anima/scultore di parole"), per la madre morta ("non finirai/ nella quiete delle cose che si dimenticano"), per i figli ("con te respira in me/rinvigorita dall’ossigeno/della tua ovvia ilarità/ quell ’ anima bambina/mai sepolta dalla polvere del tempo").
Una Satta, insomma, che non esclude dal suo mondo poetico un tema che ci dà la misura della sua umanità .
E ancora , affiora un altro aspetto di questa poetessa; una Satta che cerca la pacificazione in Dio, nel Dio cristiano del perdono. La sua spiritualità e la sua interiorità si tingono di innocenza e di speranza nella "Preghiera di bimbo": ("Innaffieremo il seme/colorando d’amore/- del Tuo amore -/ il nostro oggi di bimbi").
E il quoziente lirico si potenzia in questa ricerca di sé attraverso la ricerca di Dio.
(Da "Il Governo", mensile di politica, economia e cultura- Firenze)